4 giugno 1976

NON HANNO CORAGGIO

 

Scrivi, figlio mio.

Non aver timore: sono Io, Gesú, che ti parlo, sono Io che ti ho scelto per essere la mia penna.

Non temere: ti avevo preavvertito chiaramente come saresti stato giudicato.

Questo, figlio, per te deve essere motivo di conforto, pur nella sofferenza. Questo dovrebbe essere motivo di riflessione per i tuoi giudici. Ma essi non sanno distinguere, perché non vedono secondo Dio ciò che è giusto e ciò che è ingiusto.

Vedi: essi tacciono, e chi tace spesse volte conferma. Tacciono, o poco o nulla osano dire ai preti marxisti ed eretici, che non sono pochi. Per essi hanno sorrisi e blandizie. Eppure dovrebbero sapere quale enorme male sia spargere zizzania in mezzo al buon grano.

Quanti seminatori di zizzania vi sono oggi nella Chiesa, e proprio tra coloro che dovrebbero coltivare e portare a maturazione, con la loro diligente fatica, la messe! Invece si mettono in pieno contrasto con le direttive di Pietro, continuano a (p.45) spargere zizzania, cioè confusione e disorientamento nelle anime.

Che fanno coloro a cui è stata affidata la vigna? Nulla, o quasi, come se nulla fosse. Non si ha il coraggio di richiamare gli eretici, non si ha il coraggio di mettere al bando i prodotti dell'eresia: riviste, giornali, libri...

Quanti Vescovi hanno avuto il coraggio di condannare esplicitamente riviste e giornali pseudocattolici che diffondono errori contro le direttive di Pietro? Non molti, figlio mio.

 

Pseudo-prudenza

Si è avuto però il coraggio di relegare un povero prete in una sperduta parrocchia di montagna perché credeva nell'esistenza del demonio, fonte di sofferenza spirituale e fisica, e nell'efficacia delle benedizioni con cui sollevava questi sofferenti, sempre più numerosi nella Chiesa del vostro tempo.

Quanti esempi potrei citare, figlio mio! Non si procede contro il diffondersi dell'errore adducendo il motivo della prudenza. La prudenza, grande virtù, rischia di essere tramutata in colpa gravissima.

Gli eretici, i seminatori di zizzania vanno smascherati e le loro dottrine vanno additate ai fedeli come un pericolo per le loro anime. Ma non si osa (p.46) farlo sotto lo pseudo pretesto della prudenza. Ma i Pastori ben sanno che la vera ragione è un'altra: è una ragione di comodo!

Ti accorgerai invece che la prudenza, cosí spesso chiamata in causa, si tramuta in zelo quando si tratta di colpire scritti o parole che nulla hanno di pericoloso in sè, ma che al contrario hanno come unico scopo l'affermazione della verità.

La verità spesso brucia e le bruciature fanno male. Così è, figlio mio: si fa la voce grossa dove meglio si addirebbe il silenzio, e si tace dove meglio sarebbe innalzare il tono della voce come segno di allarme.

 

Leale paternità

Molti Vescovi dovranno pur convincersi che la loro pastorale non è sempre quella del Vangelo. Apriranno gli occhi quando sarà troppo tardi.

Necessita pregare e far pregare perché l'inimicus hominis è dentro la vigna e indisturbato, anzi da parecchi coadiuvato, compie la sua opera nefasta.

Basta con lo strumentalizzare anche il nome delle virtù per le proprie personali comodità.

E' tempo di riflessione, è tempo di meditazione!

E' tempo di risalire il cammino dei secoli per arrivare alle sorgenti e fare un confronto con il mio (p.47) linguaggio sincero, aperto, leale, il solo che si addice ad una leale paternità.

E' tempo di uscire dall'equivoco. La politica dell'astuzia non ha niente a che fare con la semplicità della colomba e con la furbizia del serpente. Furbizia non vuol dire doppiezza o menzogna. Ho detto tante volte che le mie vie non sono le vie del mondo.

I Pastori di anime, i miei sacerdoti, debbono conoscere le mie vie e per esse devono camminare, non per quelle del mondo.

Figlio, non temere, prega e ripara. E' quanto di meglio tu possa fare. Ti benedico.(p.48)